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Argentina

Il mio primo viaggio con biglietto di solo andata, il più duraturo, comincia dall’Argentina ed è per questo che gli ho dedicato più parole.

L’Argentina è Buenos Aires, l’Argentina è Patagonia, Tierra del fuego, Perito Moreno, Penisola di Valdès, l’Argentina è terra di dinosauri, terra di vini, paese della Ruta 40 e del Che, della Garganta del Diablo (cascata più impressionante di Iguazu), del peronismo, dei desaparecidos e non per ultimi, terra del tango e del calcio. Infine, l’Argentina è il paese  che, malgrado il default, va avanti a testa alta, senza arrendersi. 45 giorni, più di un mese, in un paese meraviglioso con una delle capitali più belle del Sudamerica, il mio primo viaggio così lungo, ragione per la quale ho dedicato una descrizione più dettagliata alle tante tappe. L’Argentina ti rimane dentro, non ti basta mai, qui hai la sensazione che ogni cosa abbia solamente un inizio, che il tutto sia infinito come l’orizzonte oltre il Canale di Beagle.

Prima tappa, Buenos Aires, città meravigliosa, di uno fascino unico, a mio avviso la più bella delle capitali sudamericane.
Ma la protagonista di questo primo one way trip è un’altra, la Patagonia, la Patagonia argentina che tanti considerano molto più scenografica e suggestiva della sua gemella cilena; io ve lo saprò dire non appena possibile. Dunque si parte verso nord-ovest: Rosario, Cordoba, Mendoza con le sue innumerevoli cantine. Qui incontro uno simpatico Enzo Scotti, di ovvie origini italiane, come tanti argentini d’altronde, nel suo ristorante, La Barra, che mi consiglia il tragitto da seguire fino a Bariloche, sulla Ruta 40, la storica strada che ha fatto anche il Che con la sua Poderosa. Bisogna fermarsi almeno due volte, la strada è tanta: primo stop, Malargüe, piccolissimo centro, un unico B&B, ma le partite di calcio del campionato italiano si vedono in diretta persino qui; secondo, San Martín de los Andes, meravigliosa cittadina di montagna, dove comincia la famosa Ruta de los 7 lagos, una delle strade panoramiche più belle del mondo, lunga 107 km che arriva a Villa La Angostura. Da qui, dall’altra parte del Lago Nahuel Huapi, si può vedere già San Carlos de Bariloche. E qui che diventa ovvio che arrivare in macchina fino ad Ushuaia non è fattibile, la Ruta 40 non è nelle migliori condizioni e 82 km di sterrato prima di Malargüe lo avevano già confermato. Quindi, invece di proseguire verso sud, dopo qualche giorno a Bariloche,  la prossima tappa è la Penisola di Valdés, ma per arrivarci bisogna fermarsi ben due volte, ad Esquel e Gaiman, appellando alle memorie di viaggio di Bruce Chatwin nel suo libro “Patagonia” che mi accompagnerà in tutto il mio viaggio in terra argentina. Dopo 3 giorni nella cittadina di Puerto Piramides, si prosegue, facendo una tappa obbligatoria a Bahía Blanca, seguendo sempre Bruce Chatwin, per arrivare a Mar del Plata, seconda città argentina più importante dopo Buenos Aires, sede del Museo de la Plata che ospita una delle più ricche collezioni di scheletri di dinosauri al mondo. Dopo 2 giorni qui si torna a Buenos Aires e, con un biglietto aereo multi tratta, per El Calafate e Ushuaia, si parte alla scoperta della Tierra del Fuego. Ushuaia, giorni splendidi, dico giorni perchè a fine novembre ci sono 2 ore di buio su 24, sul Canale di Beagle, con la consapevolezza che questo è un posto unico al mondo e che bisognerà tornare prima o poi per avverare uno dei miei sogni, l’Antartide. Qui si è veramente alla fine del mondo e sembra che il tempo stesso si espanda. Dopo Ushuaia, segue El Calafate e Perito Moreno, il mio primo ghiacciaio naturale. Ed anche qui le parole non renderebbero giustizia a questo angolo di paradiso, così come anche le foto o qualsiasi video.

Ci tornerò!

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